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Pellegrinaggi e viaggi di fede: perché affidarsi a Schiavone Viaggi per il noleggio pullman da Bari

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C’è qualcosa di profondamente umano nei pellegrinaggi che mi ha sempre affascinato. Non sono particolarmente religiosa – la mia spiritualità è più del tipo “resto meravigliato davanti a un tramonto” che “mi alzo alle cinque per pregare” – ma capisco l’impulso. Quel desiderio di mettersi in viaggio verso un luogo che significa qualcosa, circondati da persone che condividono lo stesso scopo.

Mia zia Carmela ha fatto almeno venti pellegrinaggi nella sua vita. Padre Pio a San Giovanni Rotondo, naturalmente. La Madonna di Pompei più volte di quante ne ricordi. Medjugorje, Lourdes, Fatima. Una volta è andata persino a Santiago de Compostela, anche se all’età di settantaquattro anni ha saggiamente optato per il pullman invece che per il cammino a piedi.

“È diverso”, mi ha detto una volta mentre mi mostrava le foto del suo ultimo viaggio. “Non è come andare al mare. Torni diverso.” E poi, con quel pragmatismo terreno che la caratterizza: “Ma devi arrivare lì comodo, se no diventi nervoso e preghi male.”

Il paradosso del pellegrinaggio moderno

Ecco il bello dei pellegrinaggi contemporanei: sono esperienze spirituali che richiedono una logistica terrena molto concreta. Devi partire alle quattro del mattino, viaggiare per ore, coordinarti con altre cinquanta persone che hanno tutte età ed esigenze diverse, arrivare in tempo per la messa o la funzione, e poi tornare senza che nessuno si perda per strada o abbia una crisi di nervi.

Ho accompagnato zia Carmela una volta – non per devozione particolare, ma perché mia madre mi aveva implorato con quella tattica infallibile che solo le madri italiane conoscono: “Tua zia è anziana, non può andare da sola, vai tu che sei giovane.” Avevo quarantadue anni, ma per mia madre sono ancora “giovane” e probabilmente lo sarò fino ai novanta.

Siamo partiti da Bari verso San Giovanni Rotondo con un gruppo della parrocchia. Cinquantadue persone, di cui la metà sopra i settanta, l’altra metà sopra i sessanta, e poi io, a fare drasticamente abbassare la media d’età. Il pullman era organizzato da Schiavone Viaggi di Bari, e ricordo di aver pensato che probabilmente avrei passato quattro ore di noia mortale ascoltando rosari e canti religiosi.

Mi sbagliavo. Su entrambi i fronti.

L’autista che capisce

Il nostro autista si chiamava Giuseppe – perché certo che si chiamava Giuseppe, stavamo andando a un pellegrinaggio – e aveva quella calma olimpica delle persone che hanno visto di tutto. Quando siamo saliti a bordo alle cinque e mezza del mattino – sì, alle cinque e mezza, i pellegrini non scherzano con gli orari – ci ha accolti con un sorriso genuino che non sembrava affatto forzato nonostante l’ora antelucana.

“Buongiorno pellegrini”, ha detto. Non “passeggeri” o “clienti”. Pellegrini. Un piccolo dettaglio che ha fatto sorridere tutti. Poi ha spiegato che conosceva bene il percorso, che avremmo fatto una sosta a metà strada in un’area di servizio dove il caffè era buono, e che se qualcuno aveva bisogno di qualcosa, bastava chiedere.

Zia Carmela mi ha dato una gomitata. “Vedi? Questi sanno come si fa.”

Durante il viaggio ho scoperto che Giuseppe aveva fatto quel percorso centinaia di volte. Conosceva ogni curva, ogni salita, ogni punto dove la strada si allarga e dove invece si restringe pericolosamente. Ma soprattutto, e questo l’ho capito solo guardandolo attentamente, aveva quella sensibilità rara per il tipo di viaggio che stavamo facendo.

Non è come portare un gruppo di turisti chiassosi in gita. I pellegrini hanno un’energia diversa. Sono concentrati, riflessivi, spesso emozionati. Giuseppe rispettava quello stato d’animo. Guidava con fluidità, evitando frenate brusche o accelerazioni improvvise che avrebbero disturbato quella atmosfera particolare che si era creata nel pullman.

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Il comfort che aiuta la preghiera

Ora, devo ammettere una cosa: pensavo che i pullman per pellegrinaggi fossero spartani per principio. Come se il disagio fisico fosse parte dell’esperienza spirituale. “Soffri un po’ sulla strada, arrivi più santo a destinazione”, una logica di quel tipo.

Il pullman di Schiavone Viaggi ha elegantemente demolito questa mia teoria. I sedili erano comodi – veramente comodi, non comodi secondo gli standard dei pullman ma comodi in senso assoluto. Zia Carmela, che ha problemi alla schiena, è riuscita a star seduta per ore senza lamentarsi, che per lei è praticamente un miracolo maggiore di quelli che speravamo di vedere a San Giovanni Rotondo.

C’era aria condizionata che funzionava senza fare quel rumore apocalittico tipico dei vecchi pullman. I finestrini erano puliti, permettendoci di ammirare il paesaggio pugliese che si trasformava man mano che ci allontanavamo dalla costa. E – particolare che ho apprezzato enormemente – c’era abbastanza spazio tra i sedili che le mie gambe non dovevano assumere posizioni da contorsionista.

“Vedi”, mi ha sussurrato zia Carmela a un certo punto, “si può pregare bene anche quando sei comodo. Anzi, meglio. Dio non vuole che soffriamo senza motivo.”

Non potevo discutere con quella logica.

La sicurezza che tranquillizza

C’è un aspetto dei pellegrinaggi di cui si parla poco ma che è fondamentale: la responsabilità. Quando hai un pullman pieno di persone, molte delle quali anziane, alcune con problemi di salute, tutte importanti per qualcuno, la sicurezza non è un optional.

Durante il viaggio ho notato piccoli dettagli. Giuseppe controllava gli specchietti costantemente, ma senza ansia. Manteneva distanze di sicurezza generose. Quando un’auto ci ha tagliato la strada in modo sconsiderato – perché anche andando a un santuario incontri automobilisti che guidano come se fossero inseguiti da demoni – lui ha semplicemente rallentato, senza reazioni brusche o commenti coloriti che avrebbero allarmato i passeggeri.

Il pullman stesso era evidentemente ben tenuto. Non c’erano rumori strani, vibrazioni preoccupanti, o quegli odori indefinibili che trovi nei veicoli vecchi e maltrattati. Era pulito, funzionante, professionale.

“L’anno scorso”, mi ha raccontato una signora seduta davanti a noi, “siamo andati con un’altra compagnia. Il pullman si è fermato a metà strada. Problema meccanico. Siamo rimasti lì due ore ad aspettare il sostituto. Un disastro.” Ha scosso la testa. “Con Schiavone non è mai successo niente. Sempre tutto perfetto.”

La conoscenza che fa la differenza

Quello che mi ha colpito di più, però, è stata la conoscenza del territorio. Non solo la strada principale – quella la conosce chiunque abbia un GPS – ma tutte quelle informazioni pratiche che accumuli solo con l’esperienza.

Giuseppe sapeva dove fermarsi per la pausa in modo che tutti potessero scendere facilmente e trovare servizi puliti. Conosceva i parcheggi migliori vicino al santuario, quelli dove il pullman poteva sostare senza problemi e da cui era più facile raggiungere la destinazione. Sapeva anche – e questo mi è sembrato particolarmente premuroso – dove c’era un piccolo negozio che vendeva oggetti religiosi a prezzi onesti, non quei posti turistici dove un rosario costa quanto un pranzo al ristorante.

“Andate lì”, ci ha detto indicando una bottega discreta in una via laterale. “È gestito da brava gente. I prezzi sono giusti.”

Zia Carmela ha comprato tre rosari, due per lei e uno per un’amica che non aveva potuto venire. È uscita dal negozio raggiante. “Vedi? Lui sa. Non è la prima volta che porta pellegrini qui.”

Il rispetto per la fede

C’è un momento particolare durante quel viaggio che mi è rimasto impresso. Stavamo tornando, era pomeriggio, e nel pullman si era creata quella atmosfera pacata che segue un’esperienza intensa. Alcune persone pregavano in silenzio, altre parlavano sottovoce, altre ancora guardavano fuori dal finestrino persi nei loro pensieri.

A un certo punto qualcuno ha iniziato a recitare il rosario ad alta voce. Altri si sono uniti. Non tutti – io per primo sono rimasto in silenzio – ma molti sì. Giuseppe, invece di mettere musica o fare altro rumore che avrebbe disturbato, ha semplicemente abbassato leggermente il volume della radio che aveva acceso e ha continuato a guidare con la stessa calma di prima.

Era un gesto piccolo ma significativo. Non partecipava – doveva guidare – ma nemmeno disturbava. Rispettava il momento, la natura del viaggio, le persone che aveva a bordo. Non tutti gli autisti lo fanno. Non tutte le compagnie lo insegnano ai loro dipendenti.

Schiavone Viaggi, ho capito quel giorno, non tratta i pellegrinaggi come un trasporto qualsiasi. C’è una comprensione più profonda di cosa significhi quel tipo di viaggio per chi lo fa.

Il costo che vale

Alla fine del viaggio, mentre scendevano dal pullman, ho sentito alcune persone commentare. “L’anno prossimo torniamo con loro”, diceva una. “Sì, anche se costa qualcosa in più, ne vale la pena”, rispondeva un’altra.

Ho fatto qualche calcolo mentale – sono fatto così, mi piace capire i numeri delle cose. Il costo per persona del noleggio pullman da Bari con Schiavone Viaggi era ragionevole, soprattutto considerando cosa ottenevi: un veicolo moderno e confortevole, un autista esperto e rispettoso, puntualità garantita, sicurezza vera.

Confrontato con l’alternativa – andare in auto propria affrontando autostrade, pedaggi, parcheggi impossibili, e lo stress di guidare in luoghi non familiari – era praticamente un affare. E questo senza contare il valore intangibile di poter vivere l’esperienza pienamente, senza doversi preoccupare della logistica.

“Il pellegrinaggio”, mi ha detto zia Carmela mentre tornavamo a casa, “è anche il viaggio, non solo la destinazione. Se il viaggio è uno stress, arrivi già stanco e nervoso. Se è tranquillo come oggi, arrivi pronto. Capisci la differenza?”

La capivo. Perfettamente.

Quello che ho imparato

Quel viaggio con zia Carmela mi ha insegnato qualcosa che non avevo considerato prima: la logistica può essere una forma di cura. Quando organizzi un pellegrinaggio – che tu sia un parroco, un responsabile di gruppo, o semplicemente qualcuno che vuole portare amici e familiari a visitare un luogo sacro – ti stai prendendo cura delle persone. Scegliere il servizio giusto è parte di quella cura.

Schiavone Viaggi si è guadagnato la reputazione per il noleggio pullman da Bari per pellegrinaggi non perché fa miracoli impossibili, ma perché fa bene le cose importanti: arriva in orario, mantiene i mezzi in condizioni eccellenti, assume autisti che capiscono cosa stanno facendo, e tratta ogni viaggio con il rispetto che merita.

Zia Carmela ha fatto altri pellegrinaggi dopo quello. Ogni volta con Schiavone. “Perché cambiare”, dice, “quando hai trovato chi sa fare bene?” È una logica semplice ma inattaccabile, tipica di chi ha vissuto abbastanza da capire che alcune cose valgono più del prezzo più basso.

E io, che sono partito scettico e annoiato quella mattina alle cinque e mezza, sono tornato con un’inaspettata comprensione: i pellegrinaggi sono viaggi speciali, e meritano di essere trattati come tali. Dal primo chilometro all’ultimo.